Come leggere un'etichetta alimentare: quello che il cibo ci racconta, se sappiamo ascoltarlo

Tre prodotti artigianali italiani su una tavola in legno con una mano che legge l'etichetta alimentare per conoscere ingredienti, origine e lavorazione.

Ti è mai capitato di prendere una confezione dallo scaffale, girarla e pensare:

"Ma io cosa devo guardare davvero?"

Davanti ai nostri occhi ci sono ingredienti, numeri, scritte piccolissime e informazioni che spesso sembrano complicate.

Così tante volte facciamo la cosa più semplice: guardiamo il nome, il prezzo, magari la foto sulla confezione e mettiamo il prodotto nel carrello.

Ma dietro quelle righe scritte in piccolo c'è molto più di quello che immaginiamo.

C'è scritto cosa stiamo acquistando.

E, qualche volta, c'è scritto anche cosa non stiamo acquistando.

Per questo oggi vogliamo fare una cosa semplice: imparare a leggere un'etichetta insieme.

Non da esperti.

Non da tecnici.

Ma con gli occhi di chi vuole conoscere meglio il cibo che porta ogni giorno sulla propria tavola.


La prima cosa da guardare non è sempre la data di scadenza

Quando prendiamo un prodotto in mano, quasi tutti facciamo la stessa cosa.

Cerchiamo la data di scadenza.

È importante, naturalmente.

Ma prima ancora c'è una domanda che dovremmo farci:

"Di cosa è fatto questo prodotto?"

Per rispondere basta cercare una riga precisa:

l'elenco degli ingredienti.

Ed è proprio qui che troviamo una delle informazioni più importanti.


Gli ingredienti non sono scritti a caso

C'è una regola semplice che può cambiare il modo in cui facciamo la spesa:

gli ingredienti sono indicati in ordine di quantità presente nel prodotto finale.

Significa che il primo ingrediente che leggiamo è quello presente in maggiore quantità, mentre gli ultimi sono presenti in quantità inferiori.

Non è una scelta grafica.

Non è un modo per mettere in evidenza un ingrediente.

È semplicemente il modo corretto per raccontare la composizione di un alimento.

Facciamo una prova.

Prendiamo un prodotto vero.

Il Pecorino "Il Delizioso" della Masseria Serra San Vito.

Sulla sua etichetta troviamo:

  • Latte di pecora
  • Fermenti
  • Caglio
  • Sale

Fermiamoci un secondo.

Il primo ingrediente è il latte di pecora.

Ed è esattamente quello che ci aspettiamo da un pecorino.

Il latte è il protagonista.

Gli altri ingredienti servono a trasformare quella materia prima in un formaggio.

Pochi ingredienti non significano automaticamente qualità.

Ma conoscere gli ingredienti significa iniziare a capire cosa abbiamo davanti.


Il primo ingrediente può raccontarti molto

Questa regola vale per qualsiasi alimento.

Immaginiamo due prodotti simili.

Due sughi di pomodoro.

Nel primo il pomodoro è il primo ingrediente.

Nel secondo il pomodoro arriva dopo altri ingredienti.

Sono lo stesso prodotto?

Forse appartengono alla stessa categoria.

Ma la loro composizione è già diversa.

Ecco perché leggere il primo ingrediente è una piccola abitudine che può darci grandi informazioni.

Bastano pochi secondi.

Ma quei pochi secondi possono cambiare il nostro modo di scegliere.


Quando un ingrediente è il protagonista

A volte non basta sapere quale ingrediente viene prima.

Se un ingrediente viene messo in evidenza nel nome o sulla confezione, possiamo trovare un'altra informazione importante: la sua percentuale.

È quella che viene chiamata QUID (Quantitative Ingredient Declaration).

In parole semplici: ci dice quanto di quell'ingrediente caratterizzante è realmente presente nel prodotto.

Per esempio, se acquistiamo una confettura di fragole, sapere la percentuale di fragole presenti ci permette di confrontare prodotti diversi.

Perché non basta dire il nome di un ingrediente.

Bisogna capire quanto spazio occupa davvero nella ricetta.


Un'etichetta può raccontare un territorio

Un alimento non è fatto soltanto di ingredienti.

È fatto anche di luoghi.

Nel Pecorino "Il Delizioso" troviamo un'informazione importante:

Origine del latte: 100% Basilicata (Missanello e aree limitrofe).

Questa frase ci racconta da dove arriva la materia prima principale.

Ma attenzione: origine della materia prima, luogo di trasformazione e sede dell'azienda non sono la stessa cosa.

Sono informazioni diverse che, messe insieme, ci aiutano a capire meglio il percorso di un alimento.


La lavorazione: quello che spesso non si legge

Due prodotti possono avere gli stessi ingredienti scritti sull'etichetta.

Ma possono avere una storia completamente diversa.

Prendiamo le Orecchiette di Grano Duro della Tradizione di Pasta Barisano.

Sulla confezione troviamo informazioni come:

  • Grano 100% Stigliano.
  • Varietà Marco Aurelio, Svevo e Re di Denari.
  • Essiccazione lenta a bassa temperatura.
  • Confezionamento a mano.

Questi dettagli ci raccontano qualcosa che la semplice lista degli ingredienti non può spiegare.

Ci raccontano un metodo.

Una scelta.

Un modo di lavorare.

Perché anche il tempo che un alimento impiega per nascere fa parte della sua storia.


Anche la conservazione racconta qualcosa

Spesso leggiamo solo la data di scadenza.

Ma anche le indicazioni sulla conservazione sono importanti.

Nel caso del Pecorino "Il Delizioso" troviamo:

Conservare in frigorifero tra +2°C e +6°C.

È un'informazione fondamentale per mantenere il prodotto nelle condizioni corrette.

Ma troviamo anche un consiglio:

lasciare il formaggio respirare per circa 20 minuti a temperatura ambiente prima di servirlo.

Questa non è solo un'indicazione tecnica.

È un suggerimento che arriva da chi conosce il prodotto e vuole permettere al consumatore di apprezzarlo al meglio.


Quando un'etichetta racconta una scelta

Alcune aziende scelgono di raccontare anche la propria filosofia produttiva.

Un esempio è l'Agri Ketchup Pugliese a Km0 dell'Azienda Agricola Sapori di Casa.

Sull'etichetta troviamo informazioni come:

  • Pomodoro 100% pugliese.
  • Ingredienti naturali della terra.
  • Senza conservanti.
  • Senza coloranti.
  • Senza concentrati industriali.
  • Senza addensanti chimici.
  • Senza sciroppo di glucosio.

Queste informazioni non significano automaticamente che un prodotto sia migliore di un altro.

Ma raccontano una scelta.

Ci dicono quale strada ha deciso di seguire il produttore nella realizzazione della ricetta.

E anche questa è un'informazione importante per chi acquista.


L'etichetta racconta molto, ma non tutto

Un'etichetta può dirci tante cose.

Può dirci:

  • quali ingredienti contiene un alimento;
  • quale materia prima è stata utilizzata;
  • da dove proviene;
  • come conservarlo.

Ma c'è una parte che nessuna etichetta potrà mai contenere completamente.

Non può raccontare il lavoro quotidiano di chi produce.

Non può spiegare quanta esperienza serve per fare un formaggio.

Non può trasmettere il profumo di un campo di grano.

Non può raccontare tutte le persone che ogni giorno lavorano dietro un alimento.

Quella parte vive nella storia del produttore, del territorio e delle persone.

Ed è proprio questo che rende il cibo qualcosa di più di una semplice lista di ingredienti.


Prova anche tu

La prossima volta che fai la spesa prova una cosa semplice.

Prendi due prodotti simili.

Girale.

Leggi l'etichetta.

Chiediti:

  • Qual è il primo ingrediente?
  • Da dove arrivano le materie prime?
  • Come viene lavorato?
  • Ci sono informazioni che raccontano una scelta del produttore?

Ti accorgerai che bastano pochi minuti per guardare il cibo con occhi diversi.


Un'etichetta non serve per convincerti ad acquistare un prodotto.

Serve per permetterti di scegliere con maggiore consapevolezza.

Perché dietro ogni alimento non ci sono soltanto ingredienti.

Ci sono persone, territori, tradizioni e lavoro.

E quando impariamo a leggere queste informazioni, la spesa smette di essere un gesto automatico.

Diventa una scelta.


La spesa spiegata dal contadino.

Perché prima ancora di scegliere un alimento, vale la pena imparare a conoscerlo.

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